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P.A.: Camera approva ddl

contributo inviato da Antonino Leone il 13 febbraio 2009

La Camera approva il disegno di legge delega sulla ottimizzazione e razionalizzazione della Pubblica Amministrazione. Hanno votato a favore Pdl e Lega e contro Pd, Idv e Udc.

L’impegno bipartisan attestato al Senato si è dissolto alla Camera dove sono prevalse le logiche della maggioranza.

"Le riforme amministrative devono essere affrontate senza logiche di contrapposizione e di parte", ha sottolineato Linda Lanzillotta durante la dichiarazione di voto a nome del Pd, "per non essere velleitarie devono coinvolgere l'intera galassia amministrativa, migliaia di persone che devono condividere i cambiamenti, devono metterci cuore e impegno civile". Invece, ha proseguito, i dipendenti pubblici "da mesi si sentono aggrediti verbalmente dal ministro e fatti bersaglio di campagne non sempre giustificate dai fatti". E rivolta al ministro ha aggiunto: "Lei potrà certamente portare i fannulloni in ufficio, ma i cittadini non avranno alla fine servizi e amministrazioni più efficaci".

Critico nel metodo e nel merito del provvedimento e' stato anche Giovanni Paladini, dell'Idv, che ha denunciato la "totale chiusura della commissione a modificare il testo".
Stessa linea ha seguito nella dichiarazione di voto Mario Tassone, dell'Udc: la riforma prometteva "ammodernamento ed efficienza della pubblica amministrazione, ma purtroppo tutto questo non si e' verificato". Non solo. "Ci saremmo attesi una partecipazione diversa dal governo rispetto ai contributi dell'opposizione e da ambienti autorevoli della stessa maggioranza", ha aggiunto, ma così "non e' stato. Riforme di così rilevante portata o si fanno con il contributo di tutti o sono riforme azzoppate, ma restano sul piano embrionale."

L’opposizione ha votato no al provvedimento perché la maggioranza non è stata disponibile ad un confronto costruttivo ed anche perché alcuni norme che riguardano la Class action, la Corte dei Conti e l’Agenzia di valutazione peggiorano il disegno di legge.

"Votiamo no perché non vogliamo che la politica invada di nuovo la Pubblica Amministrazione". Lo ha affermato alla Camera Linda Lanzillotta, deputata del Pd e ministro ombra della Funzione Pubblica, nella dichiarazione finale di voto sul ddl Brunetta. Lanzillotta ha spiegato che "il Partito Democratico ha tentato di dare un contributo positivo al dibattito parlamentare perché la Pubblica Amministrazione è un bene di tutti i cittadini, e perché la sua riforma è interesse di tutti, soprattutto dei più deboli, ma la maggioranza ed il ministro Brunetta, al di là della demagogia sui fannulloni, in realtà non hanno voluto confrontarsi con la necessità di rendere più efficiente e trasparente la Pa".

"Con questo testo - ha aggiunto la ministra ombra - la politica rientrata prepotentemente nella Pubblica Amministrazione, che viene riconsegnata alle lobby e alle corporazioni, come negli anni `80. Infatti, l`Agenzia per la rappresentanza è sottoposta alla discrezionalità dell`esecutivo, soprattutto perché non decide l`allocazione delle risorse, con la conseguenza di ridurne l`autonomia, così come viene ridotta fortemente l`autonomia anche della Corte del Conti con l`introduzione di una aberrante norma che riduce il ruolo dell'organismo di autogoverno. Infine la tanto sbandiera Class Action è solo un inganno perché i cittadini non avranno diritto a vedere risarciti i danni prodotti loro dalla Pubblica Amministrazione".

"Una legge sulla pubblica amministrazione che dichiara di voler maggiore trasparenza, efficienza e rigore si contraddice clamorosamente con il brutto pasticcio sulla Corte dei Conti". Lo afferma il deputato Pd Roberto Zaccaria, vice presidente della commissione Affari costituzionali. "Nello stesso giorno in cui tutti i giornali danno notizia della denuncia della Corte sui pericoli di una maggiore corruzione nella Pubblica Amministrazione - prosegue Zaccaria - la legge Brunetta riduce le garanzie di indipendenza della Corte. Spostando le funzioni di garanzia dal Consiglio di presidenza, dove siedono i rappresentanti del Parlamento, al presidente di nomina governativa, si calpesta l'articolo 100 della Costituzione che vuole l'indipendenza della Corte e dei suoi componenti di fronte al governo. Non ha alcun senso riequilibrare la presenza dei membri 'laici' rispetto ai togati per poi ridurre il collegio a un ruolo del tutto marginale".

La decisione della maggioranza di proseguire da sola nell’approvazione della riforma commette l’errore di sentirsi autosufficiente per quanto riguarda la qualità dei contenuti necessari per innovare la Pubblica Amministrazione.

Adesso il provvedimento passa al Senato dove in precedenza grazie all’impegno dell’on.le Carlo Vizzini, presidente della commissione Affari Costituzionali e relatore del progetto, al senatore Pietro Ichino ed agli componenti si era realizzato un clima di collaborazione costruttiva. Infatti il provvedimento in Senato era approvato con l’astensione del PD.


commenti:


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13 febbraio 2009
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